25 maggio 2018

Enews. La newsletter di Matteo Renzi

E alla fine, dopo 80 giorni, ci siamo. Nel tempo necessario a fare un celebre giro del mondo letterario, l'alleanza tra Lega e Beppe Grillo ha più modestamente scritto un contratto e partorito il governo delle larghe intese populiste.

Giuseppe Conte è il Presidente del Consiglio incaricato: gli ho fatto un grande in bocca al lupo attraverso questo post su Facebook. Opposizione dura e rigorosa, ma civile. E rispettosa delle istituzioni, sempre. Adesso loro diventano il potere, loro diventano l'establishment, loro diventano la casta. Non hanno più alibi, non hanno più scuse, non hanno più nessuno cui dare la colpa. È finito il tempo delle urla: tocca governare. Ne saranno capaci? Auguri e in bocca al lupo a tutti noi.
Sarebbe estremamente facile per noi giocare sulle incoerenze che caratterizzano la nuova maggioranza. Ci hanno spesso rinfacciato le mie contraddizioni, a cominciare dal non aver abbandonato la politica dopo il referendum. Tutte cose alle quali ho risposto nel merito ma che i nostri avversari liquidavano con "Noi siamo coerenti, voi no".

Da oggi non se lo possono più permettere. Perché devono governare l'Italia, non strillare su Facebook. E se cercate l'incoerenza, da oggi, la troverete davvero.
Cito solo, come esempio, i tre principali portavoce del pensiero grillino:

  1. Alessandro Di Battista aveva garantito che in caso di accordo con la Lega lui avrebbe lasciato il Movimento Cinque Stelle: non risulta sia accaduto. E dire che Di Battista sosteneva in questo video di essere in grado di distruggere (come sempre pacato e misurato, l'ex deputato) Salvini in Cinque Minuti. Quando vedo poi messaggi come quello che la famiglia Di Battista ha rivolto ieri al Presidente della Repubblica mi domando come si possa anche solo aver pensato a un accordo tra PD e Cinque Stelle: noi siamo ontologicamente diversi da chi minaccia persino il Capo dello Stato, da chi evoca la ghigliottina.
  2. Luigi di Maio aveva pubblicato nel 2014 questo meraviglioso post che trascrivo: "La staffetta Letta-Renzi è irrilevante. Il discorso non è che un Presidente del consiglio debba essere eletto. Nel nostro ordinamento non esiste il voto per il "Candidato Premier". Il vero tradimento degli elettori sta nel fatto che i partiti di Monti, Bersani, Alfano in campagna elettorale non hanno mai detto di essere disposti a fare un governo insieme. Lo hanno detto solo dopo le elezioni, dopo aver "fregato" il voto agli italiani. Altrimenti col cavolo che prendevano il 29%" L'onestà intellettuale porterà sicuramente il Ministro del Lavoro in pectore a riconoscere che è esattamente la stessa identica situazione che si è verificata adesso. I Cinque Stelle non hanno mai detto che avrebbero fatto l'accordo con la Lega, altrimenti "col cavolo" che prendevano il 32%. Lo hanno detto dopo aver "fregato" gli italiani. I virgolettati, ovviamente, non sono miei.
  3. Marco Travaglio aveva detto due mesi fa che se Di Maio avesse fatto l'accordo con la Lega lo avrebbero linciato in piazza. Linciare verbalmente, s'intende: è quella l'attività che Travaglio ben conosce. Noi non linciamo nessuno. La nostra idea di politica è diversa dall'aggressione. Se Di Maio e Salvini hanno fatto un Governo insieme e hanno i numeri in Parlamento nessuno deve linciarli: vediamo che cosa sapranno fare e li giudicheremo. Quando in questi giorni sentite un fastidioso suono sottofondo quando ascoltate Travaglio, ospite fisso de La7 non stupitevi, non preoccupatevi: le unghie sul vetro di chi si arrampica sugli specchi per giustificarsi fanno quel rumore lì.

23 maggio 2018

23 Maggio 2018 Giornata della Legalità in memoria dei giudici Falcone e Borsellino


Centinaia di palermitani, subito dopo l’attentato mafioso in cui persero la vita Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Antonio Montanaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo, si ritrovarono davanti all’abitazione del magistrato, in via Notarbartolo.


Una Palermo sotto choc dopo l’esplosione di Capaci, spontaneamente, volle manifestare la propria rabbia e il proprio dolore e scelse quel luogo simbolico per dire no alla violenza mafiosa.

21 maggio 2018

LA NEWSLETTER DI ENRICO BRAMBILLA

Sabato 19 Maggio 2018

Cronache dall’Ergife
Cominciamo dalla fine: con 294 voti favorevoli, 8 astenuti e nessun contrario l’Assemblea nazionale del PD ha approvato la relazione del segretario reggente Maurizio Martina. I punti salienti sono così riassumibili: mettersi al lavoro per correggere gli errori che ci hanno portato alla sconfitta, opposizione al governo Lega-M5S escludendo però aperture a Forza Italia, impegno a portare al congresso entro l’anno (e con forme diverse dal passato) per l’elezione del nuovo segretario, nel frattempo nuova gestione collegiale del partito. Conclusione tutto sommato positiva (anche se a platea ormai ridotta) di una giornata nata male e che faceva presagire esiti peggiori. Un discreto pareggio che muove la classifica, ma ora occorre migliorare la qualità del gioco.

L’Ordine del giorno
I mille delegati accorsi a Roma da tutt’Italia avrebbero dovuto discutere di un diverso odg: i provvedimenti conseguenti alle dimissioni del segretario (secondo Statuto, elezione di un nuovo segretario ovvero scioglimento e convocazione del congresso). Dopo oltre un’ora e mezzo di ritardo il Presidente dell’Assemblea Orfini ha messo ai voti il rinvio di queste decisioni ad una prossima seduta, per dedicare la giornata ad una discussione sulla fase politica. La proposta è passata a maggioranza. Ho votato contro sia per rispetto delle regole (neppure in un’assemblea di condominio si cambiano così all’ultimo momento gli argomenti) sia e soprattutto perchè i rinvii sono in genere manifestazione di debolezza ed incapacità di fare scelte. Cose entrambe dannose alla tenuta del PD.

17 maggio 2018

Anche a Sulbiate è una realtà

Lombardia, regione leader nel commercio equosolidale
Redazione di Vita.it

81 organizzazioni, 139 punti vendita e un giro d’affari di oltre 60 milioni di euro i dati del primato lombardo. Presentata la ricerca “Lombardia equa e solidale” che affronta anche il tema del “domestic fair trade”

La Lombardia è la regione italiana dove ha maggior successo il Commercio Equo e Solidale. Sono infatti 81 le organizzazioni censite dalla ricerca realizzata da Altreconomia per la Regione Lombardia, che vantano sul territorio non meno di 139 punti vendita (le cosiddette “Botteghe del mondo”) e fatturati per oltre 16 milioni di euro. È possibile stimare che i lombardi spendano oltre 60 milioni di euro in prodotti del fair trade.
Distribuzione provinciale di punti vendita e organizzazioni (fonte ricerca "Lombardia equa e garantita")

14 maggio 2018

Intervista a Maurizio Martina.

"Un anno per il rilancio della sinistra e del Pd"
Scritto da Redazione PD Monza
“La nostra idea di partito si è rivelata insufficiente. Anche rispetto alle sfide di un radicamento nei territori. Occorre ripensare a come si sta nelle periferie, come si organizza una presenza di prossimità”. Intervista della giornalista Giovanna Vitale.

«Sono giorni duri per il Pd, ma io sono assolutamente convinto che possiamo ripartire». Alla vigilia di un appuntamento cruciale, per il futuro dei dem e un po’ pure per il suo, il reggente Maurizio Martina lancia la sua sfida al vertice del partito. «Di fronte alla nascita del governo più a destra della storia recente, è giusto dirsi che non basteranno gli anatemi: dobbiamo costruire un’alternativa popolare alla saldatura tra Lega e M5S superando le divisioni del passato, allargando ad energie nuove, ribadendo il nostro ruolo da protagonisti nel campo progressista. Perciò io mi proporrò segretario in assemblea con una idea: un anno di lavoro costituente per aprire una pagina nuova per il Pd, in grado di riscrivere la nostra funzione nel cuore del centrosinistra». 

9 maggio 2018

Impastato, 40 anni dall’uccisione la sua voce è più viva che mai

Peppino Impastato aveva trent’anni quando quarant’anni fa, il 9 maggio del 1978, venne trovato morto, dilaniato da 4 kg di tritolo sui binari della linea Palermo-Trapani, dove il suo corpo fu portato già privo di vita.

Peppino era l’anima di Radio Aut, l’emittente che da Cinisi, il paese del boss Gaetano Badalamenti, denunciava a voce alta la potente mafia locale, quella che all’epoca si nutriva soprattutto di omertà, sbeffeggiandola e rivelandone crimini, soprusi e affari illeciti.

Ma Peppino era anche un militante di Democrazia proletaria – era tra i candidati al consiglio comunale alle elezioni che si sarebbero svolte di lì a una settimana -. E tanto bastò agli inquirenti che si occuparono del caso, il maggiore dei carabinieri Antonio Subranni – oggi condannato nel processo sulla trattativa Stato-mafia – e il maresciallo Alfonso Travali, per archiviare quella morte come un fallito attentato, o al massimo un suicidio.

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